Premessa

 

 

Perché si vive? Da dove si viene e dove si andrà? Perché la vita umana terrena è inesorabilmente segnata da un tempo limitato, segnato dalla morte? Perché l'essere umano si trova nella curiosa situazione di non ricordare la propria nascita e di non sapere cosa diventerà nel momento del termine della sua vita? Che senso ha tale esserci dell'uomo?

Perché la sofferenza, spesso a fronte della felicità di altri? Perché discriminazioni e prevaricazioni da parte di un essere umano sull'altro? Che senso ha tutto ciò?

E ancora: perché, in ognuno, quell'insopprimibile desiderio di essere amati, che spesso resta inappagato?

 

Trattasi di domande che l'uomo di ogni tempo si è posto.

Le risposte tradizionalmente fornite a tali domande sono il risultato del percorso di due diverse strade. Due diverse impostazioni di lettura della vita.

 

La prima impostazione, partendo dal presupposto che si può parlare soltanto di ciò che rientra nell'esperienza dei cinque sensi e di ciò che è scientificamente rilevabile, considera l'essere umano unicamente come un organismo, una "macchina", se si vuole, il cui funzionamento è oggetto di studio della biologia, della fisiologia, della chimica e della medicina.

Non c'è spazio, quindi, per concetti spirituali, quali quelli di Dio e dell'anima.

L'esistenza dell'uomo è vista come necessariamente limitata nel tempo, in quanto scandita dai ritmi dell'invecchiamento, scritti e codificati nel DNA di ognuno. La coscienza di ogni uomo ed ogni sua attività mentale risiederebbero quindi nel cervello (organo non ancora completamente conosciuto e studiato), e, seguendo la sorte del resto del corpo, svanirebbero progressivamente nell'invecchiamento per estinguersi nella morte. La consapevolezza, quindi, la percezione che ognuno ha di se stesso e di ciò che gli sta attorno, la capacità di pensare e di ricordare..... finirebbero con la morte, come le altre attività del corpo, ormai in decomposizione.

Quindi, perchè si vive? Non si sa. Anzi, non c'è un perchè, ci si trova al mondo e basta. Da dove si viene? Anche questo è ignoto. Probabilmente da nulla, e in nulla si finirà.

Questa l'impostazione. Immaginabili le conseguenze. Inutile, in questa prospettiva, cercare un senso al vivere: se mi trovo al mondo per una ragione che non conosco o addirittura senza alcuna ragione, e sapendo che in un tempo che non conosco non esisterò più, allora..... tanto vale non porsi troppi problemi, reprimere quei vaghi sensi di colpa o quelle grandi domande che talvolta emergono, e godersi la vita meglio che si può, senza guardare in faccia a nessuno. "La vita è una", "si vive una volta sola", si dice, quindi tanto vale godersela e basta.

In questo caso, però, di fronte al pensiero della fine della vita e della sua limitatezza, resta sotto la cenere un'angoscia permanente. Il pensare che il proprio tempo sta scorrendo via, irripetibile, e che ogni istante ed ogni stagione della vita (l'infanzia, l'adolescenza, il tempo della gioventù, ecc.) non si ripeteranno più, fa sgorgare il desiderio di riempire, quanto più possibile, l'esistenza di esperienze gratificanti, cercando ogni cosa che possa fornire piacere, che possa procurare godimento, che possa far sentire realizzati, anche se questo possa contrastare ed ostacolare gli stessi desideri di altre persone. Tanto poi c'è il nulla, che nessuno conosce. Non si renderà conto a nessuno.

Ma, come già detto, chi ragiona in questo modo deve ammettere, almeno con se stesso, che di quel nulla gli resta l'angoscia; angoscia che emerge in ogni gesto ed in ogni manifestazione della personalità.

 

La seconda strada, più antica, e battuta fin dalle prime religioni, ha fornito una lettura della vita completamente diversa. Anzitutto ha operato la distinzione tra la materia e lo spirito, individuando in quest'ultimo (che ancora oggi si considera "immateriale" in quanto non rilevabile con strumenti scientifici) la sede della coscienza, e, in ultimo luogo, della stessa vita.

Dire non materiale e non rilevabile con strumenti scientifici significa parlare di una realtà invisibile.

Se lo spirito è qualcosa di diverso dalla materia, non è detto che esso segua la strada di questa, e che debba subire quindi quelle trasformazioni fisiologiche e chimiche alle quali è soggetto il corpo. Secondo la maggioranza dei sostenitori di questa tesi, lo spirito avrebbe addirittura vita eterna.

Se il destino dello spirito è diverso da quello del corpo, esso potrebbe avere un'esistenza eterna, oppure potrebbe anch'esso essere soggetto a trasformazioni e ad estinguersi, ma, in ogni caso, secondo altre leggi ed altri tempi.

La vita dell'uomo non terminerebbe, quindi, con la morte. Ci sarebbe un dopo (che ancora non si conosce), e molto probabilmente c'è stato un prima (che per qualche ragione non si può ricordare).

Il primo rilievo che che sorge pensando a queste parole è se si possa dimostrare quanto viene affermato.

E' un'impostazione, infatti, tutta da provare. E' da provare che esista qualcosa di diverso dalla materia conosciuta, è da provare poi che in tale sostanza risieda l'attività mentale, ed ancora che tale attività mentale, svincolata dalla materia, abbia vita eterna o comunque misurata con tempi diversi da quelli della materia.

Però, è indubbio che questa strada riapre una porta a moltissimi interrogativi insoluti che l'uomo di ogni tempo si è posto, e alle nostre domande, che ripetiamo: perché la sofferenza di alcuni a fronte della felicità di altri, perché il desiderio di ognuno, spesso inappagato, di essere amato in modo autentico.

Resta aperta, infatti, la possibilità che quanto si viva sulla terra abbia un senso, e che questo senso investa tutti i modi di esistenza, anche quelli che appaiono ai più come fallimenti, vite sprecate ed inutili sofferenze. Ciò che fa soffrire e che non si riesce a giustificare ora, infatti, potrebbe acquistare un senso, visto in una luce diversa, in un lontano futuro successivo alla morte fisica. Potrebbe infatti accadere che quanto ci è accaduto e ci accade di negativo rappresenti una prova da superare, oppure una lezione da cui imparare tanto, per arricchirci maggiormente e renderci più forti e più puri in preparazione di una vita diversa, più autentica, che potremo conoscere soltanto al termine di questa esistenza.

Chi affronta la vita in quest'ottica, inizia ad intravedere un senso ulteriore in ogni avvenimento quotidiano, e a vederlo sotto una luce nuova. Sparisce l'ansia di voler tutto vedere, sperimentare e godere nell'angoscia di una morte definitiva, e si accoglie ogni evento come portatore di un dono: quello dell'apprendimento. Non contano più i ruoli rivestiti o perseguiti in un contesto di gruppo o sul posto di lavoro, perde importanza ogni avanzamento di carriera. Si vive come morituri, con un piede già appoggiato alla dimensione celeste.

 

Il problema di questa impostazione è quello di fornire prove a sostegno di essa, dal momento che, allo stato, la scienza non ritiene di essere in possesso di osservazioni che attestino l'esistenza della realtà spirituale.

Non sono certamente e giustamente sufficienti, infatti, rivelazioni private e segni ricevuti da singole persone, se non per chi decida di fidarsi. Potrebbero essere frutto di invenzione per chissà quale fine, o comunque potrebbero derivare da forme di suggestione o di allucinazione. In ogni caso, molti potrebbero pensarlo.

 

Possediamo molti indizi, ma non abbiamo la dimostrazione razionale dell'esistenza della realtà spirituale. L'unico percorso che ci si apre, una volta precluso quello della razionalità pura, è quello della ragionevolezza.

Un aiuto è offerto dalla la parapsicologia, che è la disciplina che si occupa dello studio di quei fenomeni, realmente accaduti, che dalla scienza non hanno trovato spiegazione. Ma la stessa non arriva mai, dallo studio di tali fenomeni, a fornire dimostrazioni della realtà spirituale che possano dirsi scientifiche. Alla fine, quello della lettura del senso della vita è un discorso di fede.

 

Senza pretendere di fornire, in questa sede, una dimostrazione o un'argomentazione esauriente a tutto quanto si dirà (esistono infatti testi e siti specializzati di parapsicologia ai quali il lettore interessato potrà rivolgersi per trovare quanto cerca), tenteremo, da qui in avanti, di abbozzare una risposta alle domande che hanno aperto questa pagina.

 

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